
Il Figlio della Morte
Morte - la silenziosa assassina, la sanguinaria rapitrice di anime, la
dolce attesa, la spaventosa condanna - Morte un giorno desidero' Vita.
Morte sogno' la vita che mai aveva avuto, la vita che non avrebbe avuto mai.
Desidero' un figlio... ma come concepirlo?
Riflette' a lungo - sola - un lungo tempo in cui riflettere mentre procedeva
nel suo lavoro, mentre instancabile mieteva uomini e piante, pesci ed uccelli.
La soluzione apparve. Fu proprio la sua occupazione a suggerirgliela.
Ecco una notte, una chiara notte di Aprile. Ecco alcune automobili,
di corsa sulla strada infinita.
Le guardo', ne scelse una.
Come decise? Un impulso improvviso? Un semplice cenno verso una di esse?
O si mise a sbirciare, curiosa ed eccitata, ansiosa ed imbarazzata, attraverso
i vetri di quelle vetture fendenti l'oscurita'?
Ad ogni modo, il suo dito fu puntato.
Un ragazzo con mossi capelli biondi, occhi azzurri. Un forte rumore.
Un groviglio di lamiere. L'automobile divento' immobile, la vita usci' in
caldi fiotti.
* * *
Ero nella locanda. Mi trovavo li' da alcuni giorni. Il paese mostrava
ancora l'impronta di cio' che era avvenuto - qualunque cosa fosse - e
l'avrebbe forse mostrata per sempre. Case morse dalle bombe. Erba bruciata.
Mozziconi di albero, spenti da una mano annoiata sul posacenere annerito
a cui la cittadina ora assomigliava. Ancora non ero riuscito a venire a capo
di niente. Cos'era successo? Sicuramente un gruppo militare aveva combattuto.
Ma contro cosa? Quelle macchie sui muri....
La mia Yashica sarebbe stata testimone ma perche' non potevano esserlo anche
i cittadini che pur continuavano la loro vita di sempre?
Intimiditi? Forse. Sconvolti? La maggior parte fingeva di non conoscere il
mio inglese e di non capire quel po' di slavo che avevo appreso a Skopie,
Dalov, Lipovac e negli altri miei reportage balcanici.
Gli altri scuotevano la testa mormorando "sekreten".
L'unico che mi parlava era questo vecchio che ogni giorno ingoiava birra
e slivovic seduto al banco. Gli pagavo qualche bicchiere e lui bofonchiava
in un inglese piu' che decente. Solitamente non ricavavo granche'
e quasi mai in attinenza alla coltre di mistero che intendevo sollevare.
Ma quella sera mi disse qualcosa. Allora non la capii ma in seguito riuscii
a collegarla. Ecco cosa mi rivelo', in fedeli testuali registrate parole:
"Quella notte mori'!
Incidente di macchina, dissero, come tanti altri. Ragazzo fortunato, dissero,
e' ancora vivo. Cosi' fortunato che e' sopravvissuto a... quello, dissero,
indicando le lamiere, quelle che erano state la sua automobile, capisci?
Te la racconteranno tutta, se gliela chiedi.
Ma io, io conosco la verita', ascoltami. Lui mori' quella notte.
Era l'unico modo, per Lei, la Signora, di avere un bambino.
Un ragazzo era morto, un figlio era nato. E la prova e' proprio cio'
che il figlio ha poi fatto.
Com'e' possibile, mi chiedi?
Non lo so. Ci ho pensato molto. Qualcosa tipo scambio di anime,
tipo... come si chiama quella? meta... mempsi... bah, non mi ricordo!
Non importa. Lei puo'. Lei e' potente! Lo sai!
Cosa? Ah, il ragazzo e' sopravvissuto si', te l'ho gia' detto.
Pero' si e' rotto le gambe. Si', tutt'e due.
Cos'ha fatto poi? Ah, te lo racconto un altra volta, sono stanco
ora, voglio dormire. No, veramente, DEVO DORMIRE!
Va da un altro. Lo sappiamo tutti qui, chiunque te lo puo' dire. Ma
loro non ci credono, non credono chi e' lui!
Non mi credono, quando dico chi e' la Madre, e perche' lo ha fatto.
Mi chiamano vecchio matto... "lut!".
Hanno paura... loro! E forse anch'io...
Si', dobre nosh, buona notte".
* * *
Cullo' il figlio in dolore e tristezza. Crebbe velocemente, conoscendo la
sofferenza e le lacrime. Questo lei sapeva. Questo poteva insegnargli perche'
e' l'unica sua esperienza. Priva di sentimenti, ignorante del
senso dell'odio e dell'amore, svolge il suo lavoro. Lei usa la falce.
E conosce dolore e sofferenza perche' le ha incontrate oh cosi' tante
volte. Raramente ha visto felicita' o affetto. Troppo raramente per essere
capace di coglierne il significato. Se anche sia possibile che lo colga.
Ma suo figlio, suo figlio le dira' cos'e' questa cosa chiamata "vita".
Forse lo partori' proprio a questo fine.
Ed ora egli esplora il mondo, viaggia e ama, legge e crea, conosce e
dialoga, impara e prova sensazioni, incamera NOZIONI ed EMOZIONI.
Qualcosa che lei non potrebbe mai fare. Ma le raccontera' tutto, un giorno.
Le manca suo figlio, le manca gia', le manca sempre, suo figlio... e un giorno
non sopportera' piu' la lontananza e gli rechera' visita e lo chiamera' a se'.
Lui le raccontera' e lei ascoltera' con pazienza ed attenzione. Forse
riuscira' addirittura ad imparare qualcosa. Ad apprendere qualche nozione.
E forse, forse anche lei provera' sensazioni, avra' emozioni!
Per ora aspetta, semplicemente attende, silenziosa e sola. Attende perche'
sa che non avra' altri figli, che non potra' piu' generare. Una sola volta
le e' stata concessa questa possibilita', quindi deve permettergli,
permettergli di vivere. Di imparare e di sentire. To learn and to feel.
Io conosco il suo dolore, so che le manca suo figlio. Ma non capisce che
la nostalgia e' un sentimento. Non riesce a concepire di possedere gia'
emozioni.
Ma le raccontero' io, le insegnero'. Anche a me manca, mia madre.
Joseph A.L. Insana